intemperanze…

Ahi, cieca umana mente, | come i giudizi tuoi son vani e torti! (Torquato Tasso)

#17: “Mio primo amore” – “L’ondina” – “Il vecchio e il mare”

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Mio primo amore (2000)

Mio primo amore (2000)

Il festival dell’animazione presentato dal Grauco lo scorso gennaio, ha dedicato una serata ai maestri dell’animazione russa. Aleksander Petrov era uno di questi, i suoi tre cortometraggi hanno raggiunto appena i 60 minuti di proiezione, ma l’effetto è stato sorprendente.

Petrov dipinge, non disegna, mischiando e stendendo i colori ad olio con le dita, su lastre di plastica retroilluminate. I quadri sono animati modificando il disegno e impastando la pittura, con una tecnica che solo Petrov e pochi altri riescono a dominare (realizzata per la prima volta da Caroline Lift nel corto “The street” del 1978).

Il risultato è sbalorditivo, pitture impressioniste non molto distanti dai lavori dei maestri russi e francesi che improvvisamente si animano, muovendosi come acqua luminosa.

“Il vecchio e il mare” ha vinto l’oscar, ma i miei preferiti rimangono  “Mio primo amore” e “L’ondina”, rispecchiano appieno la tradizione e la cultura russa.

Written by paolo

13 Febbraio, 2009 alle 17:01

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Gli altri pensieri: Bergman

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Ingmar Bergman (1918 - 2007)

Ingmar Bergman (1918 - 2007)

“In realtà io vivo continuamente nella mia infanzia: giro negli appartamenti nella penombra, passeggio per le vie silenziose di Uppsala, e mi fermo davanti alla Sommarhuset ad ascoltare l’enorme betulla a due tronchi, mi sposto con la velocità a secondi, e abito sempre nel mio sogno: di tanto in tanto, faccio una piccola visita alla realtà.” Bergman

“Girare un film è un’operazione intensamente erotica.  La vicinanza con gli attori non conosce riserve, ognuno si affida totalmente all’altro. L’intimità, l’affetto, la dipendenza, la tenerezza, la fiducia, la disinvoltura di fronte al magico occhio della macchina da presa danno un caldo e forse illusorio senso di sicurezza. Tensione, distensione, lo stesso ritmo di respirazione, momenti di trionfo, momenti di depressione… Ci vollero molti anni perché imparassi finalmente a fermare la macchina da presa, a spegnere i riflettori per un giorno.” Bergman

“Un film di Bergman è, per così dire, un ventiquattresimo di secondo che si trasforma e si dilata per un’ora e mezza. È il mondo fra due battiti di palpebre, la tristezza fra due battiti di cuore, la gioia di vivere tra due battiti di mani” Jean-Luc Godard

“Bergman è un uomo testardo e schivo. Dedica la sua vita al teatro e al cinema, si sente che non è felice se non quando lavora circondato da attrici e non sarà facile vedere un film di Bergman senza donne. Lo immagino più femminile che femminista, poiché nei suoi film le donne non sono viste da un punto di vista maschile, ma studiate con profonda complicità e tratteggiate con estrema sottigliezza, laddove i personaggi maschili sono stereotipati.” François Truffaut

“Dovevamo fare un film insieme, a episodi, con Kurosawa, dove ci sarebbe stato anche Bergman. Poi il film non l’abbiamo più fatto. Bergman mi sembrava un fratello maggiore, più serio, più infelice, o forse meno, perché l’infelicità in lui mi sembra come raccolta in un implacabile dibattito con i suoi fantasmi. Chissà chi vincerà alla fine. Ma intanto c’è il suo cinema che regola tutto il gioco, nitidamente.” Federico Fellini

“Ingmar ha molta più fiducia nel suo occhio e nella sua intuizione che nei mezzi tecnici… quasi tutti i registi utilizzano un video parallelo per seguire le riprese. Ingmar non lo utilizza. Per lui, la cosa fondamentale è il contatto emozionale e visivo con gli attori. Gli piace sedersi il più vicino possibile alla macchina da presa.” Sven Nykvist

“Ha fama di un demonio, cosa che è totalmente falsa. Lui conta moltissimo sui suoi attori. Sa perfettamente a chi si è affidato. Li ascolta e li osserva. Cerca di tirare fuori da loro ciò che loro hanno da dare, e non quello che lui vorrebbe fare in una situazione simile. È un formidabile ascoltatore e ha una straordinaria capacità di osservazione. Vede quello che uno cerca di esprimere e costruisce a partire da quello. Ti aiuta a uscire da te stesso.” Liv Ullmann

Written by paolo

4 Febbraio, 2009 alle 12:35

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#16: “Fanny & Alexander”

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Fanny & Alexander

Fanny & Alexander

L’intenzione di Bergman era quella di concludere la sua carriera con “Fanny & Alexander” e forse per questo ha ripreso i vecchi temi già trattati negli altri film, gli ha mischiati, impastati e filtrati per ottenere un lunghissimo metraggio di oltre 300 minuti da presentare in tv, ridotti a 197 per il cinema e il dvd. La storia segue la famiglia svedese degli Ekdhal, borghese e ben inserita in società. Il padre e capo famiglia, attore e regista affermato, incline all’arte e alla rappresentazione (come in “Il volto” o “Come in uno specchio“) muore improvvisamente. In una sequenza angosciante di congedo dai figli (riprendendo il tema da “Sussurri e grida“) promette di non lasciarli mai e così farà, trasformandosi in un’anima in pena che assisterà senza poter intervenire ai problemi della sua famiglia.

La madre è costretta a risposarsi con un rigido pastore protestante, Vergérus, che prosegue l’educazione dei figliastri Fanny e Alexander secondo i dettami della sua religione. Il trasferimento nella casa/castello del pastore obbligherà i due bambini in un ambiente scarno e austero, dove le relazioni umane sono distanti e severe raggiungendo l’apice della punizione corporale. Anche la madre è infelice del nuovo rapporto e si allontana riparando dalla nonna dei ragazzi, Elena, confessandogli l’errore di aver sposato Vergérus e dell’impossibilità del divorzio. Leggi il seguito di questo post »

Written by paolo

26 Gennaio, 2009 alle 17:15

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#15: “Detour” – “7 anime” – “L’ultimo bacio”

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Detour

Detour

Film del lontano 1945, “Detour” di Edgar Ulmer è uno di quei film “cult” di “serie B” che andrebbero omaggiati solo perché il budget di produzione è molto basso (anche se in questo caso si parla di 20000 rispettabili $$). Ma se posso apprezzare l’impegno, non posso giustificare la storia che non convince, almeno me, e procede lenta e noiosa. Il protagonista racconta la sua vita al bancone del bar (tipico noir), vestito con abiti consumati e con il cappello calato sugli occhi (tipico noir), liquidando scontrosamente gli altri clienti che tentano il dialogo (tipico noir), ordinando e  sorseggiando un caffè lungo  (questo un po’ meno noir). Forse dovrei essere più rispettoso dell’età della pellicola, ma salverei giusto un paio di scene; la prima è il risveglio in macchina di Vera: il suo sguardo fisso è talmente “fuori luogo” che ho pensato ad un’improvvisa deviazione verso una strada Lynchana (cosa a cui ero preparato avendo letto di possibili ispirazioni di Inland Empire verso questo film).  La seconda scena si svolge nella camera dell’albergo; non la svelo, ma include un telefono (naturalmente nero, i modelli bianchi stavano già scomparendo) e riesce ad aumentare il livello d’interesse un po’ sopra la noia. Per il resto non salverei nulla, ne’ i dialoghi (originali compresi, la proiezione era sottotitolata) ne’ gli attori, mono-toni e mono-espressivi. Il finale buonista per schivare la censura dell’assasino impunito è l’apice del retorico. Leggi il seguito di questo post »

Written by paolo

21 Gennaio, 2009 alle 17:45

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Bill Viola e Picasso

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"The Greetings" (1995) di Viola

sx: "Visitazione" (1537) di Pontormo - dx: "The Greetings" (1995) di Viola

Si è conclusa il 6 gennaio 2009 la mostra di Bill Viola al Palazzo delle Esposizioni. Viola, che si trascina questo nome italiano a causa del nonno lombardo, nasce a New York nel 1951. Produce opere video che filma con telecamere ad alta definizione e riproduce in slow motion, espandendo il tempo. Si dice che il suo lavoro “riempia lo spazio tra cinema e pittura” e di questo ne è prova l’opera “The Greetings” che riprende il quadro di Pontormo, la “Visitazione”. Così anche per la sua opera “Emergence” che ricrea il tempo precedente e seguente alla “Pietà” (1424) di Tommaso Masolino.

"Emergence" (2002) di Bill Viola

sx: "Pietà" (1424) Tommaso Masolino da Panicale - dx: "Emergence" (2002) di Bill Viola

La lentezza estrema dei video trasporta ogni dettaglio dai meccanismi della percezione alla comprensione, prolungando e rinnovando lo stupore visivo tipico dell’immagine statica ai tempi lunghi dell’opera cinematografica. Tra i lavori che preferisco: “The crossing”, “Surrender”, “Emergence”, “Catherine’s room” (quattro video di quattro momenti simultanei), “The Locked Garden”, “Observance” (che ho trovato ironico), “Ocean without a shore” (impressionante nel corridoio buio).

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Written by paolo

15 Gennaio, 2009 alle 16:05